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Napoli, le indagini del prefetto e la replica di Ecoce

 

Negli ultimi mesi il prefetto di Napoli ha messo nel mirino altre nove aziende campane operanti nel settore dell’edilizia privata, della fornitura di materiale edile, dei generi alimentari all’ingrosso, dell’igiene urbana e del commercio nell’ambito di una capillare azione di monitoraggio del territorio. Un’attenzione particolare culminata, da quando c’è il prefetto Marco Valentini, con l’emissione di 85 interdittive.

L’ufficio antimafia dell’autorità territoriale di governo non raccoglie solo le segnalazioni che giungono dagli organi inquirenti, ma recepisce anche gli input che arrivano da altri canali, proseguendo in indagini incrociate che puntano alla ricerca della verità. Basti pensare che nella sola città di Marano sono state oltre 40 le aziende fermate nel corso degli ultimi mesi, e tali provvedimenti sono stati spesso confermati anche dai giudici del Tar e del Consiglio di Stato.

Nell’ambito di queste operazioni emerge la situazione della Ecoce Srl, società con sede a Giugliano specializzata nella raccolta di rifiuti, pulizia e spurgo ed attualmente attiva in almeno quattro comuni della provincia di Caserta. L’amministratrice unica, Imma Cecere, si dichiara estranea ai fatti e con piena fiducia nelle autorità competenti si affida a loro affinché venga presto fatta chiarezza. Non dev’essere di certo bello per un’azienda che si è sempre dotata di strumenti per combattere il fenomeno criminale, essere improvvisamente associata ad essi da titoli poco chiari. È per questo che la dottoressa Cecere si presta a un lungo sfogo social per difendere le sue ragioni: “Non vi nascondo che non è un bel periodo per me e la mia famiglia siamo stati toccati nel nostro valore più grande che è la moralità, nostra e di nostro padre. Stavolta uno strumento legislativo che, a prescindere dalla buona fede di chi deve farne applicazione, si regge solo su ingiustificabili sospetti e indimostrabili illazioni colpisce un’impresa solida, florida, i cui organi sociali possono vantare una fedina penale immacolata”.

Sono 130 i dipendenti di Ecoce, che da circa un decennio opera in tutta Italia in campo ambientale, apprezzata dai clienti e dalle amministrazioni pubbliche, e negli ultimi anni è riuscita a consolidarsi finanziariamente e a crescere anche attraverso cospicui investimenti. È per questo che l’amministratrice chiede a gran voce diritto di replica anche in seguito a titoli che sembrano appannarne la moralità. “Siamo convinti che il tempo ci donerà i giusti risultati acclarando verità nascoste, restituendo alla proprietà Ecoce srl ed al suo management la moralità oggi offuscata da pregiudizi e misteriosi ragionamenti, sottovalutando i tanti sacrifici fatti negli anni. Non si possono vanificare così ingiustamente anni di lavoro impiegati per raggiungere elevati livelli di efficienza tecnica e imprenditoriale. Siamo pronti a dimostrare con fatti e documenti, le illazioni vessatorie mosse nei loro confronti, senza lesinare energie per contrastare davanti ai Tribunali della Repubblica un provvedimento che ritieniamo ingiusto ancor prima che illegittimo e privo di fondamenta”, continua Cecere attraverso il suo profilo Fb. Aspettando che la giustizia faccia il suo corso.